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Auto d'Epoca n 9 2014

Forse è stata una scelta consapevole quella di mettere nelle posi¬zioni meno visibili le F1 degli ultimi anni, dalla McLaren Mercedes MP4-13 campione del mondo 1998 con Mika Hàkkinen alla Amg W04 di Nico Rosberg e Lewis Hamilton 2013. Erano in cima a una grande scaffalatura su tre piani, visibile a livello pavimento e anche da un terrazzo degradante sopra il quale erano le vetture sport, dalla SSKL 1931 alla Sauber C9, prima a Le Mans e nel Campionato Mondiale 1989. Allineate altre pietre miliari quali la 300SL della Carrera Panamericana 1952 o la 300SLR di Juan Manuel Fangio alla Mille Miglia 1955.
Le vetture delle Classi GT eTurismo erano raccolte per tema. Tra queste, la CLK-LM, 1998-2001, mo¬struoso oggetto ruotato che corse a Le Mans 1999, dove fece decolla¬re Mark Webber sul rettilineo delle Hunadiéres per colpa dell'aerodi-namica sbagliata. Dominò poi per due anni il DTM, Campionato Tedesco Turismo. In aggiunta alle auto da rallye, un punto focale della curiosità della gente era il camion da corsa mo-dello 1834 S. Negli anni Novanta, si disputò un Campionato Europeo per i camion, autentici leviatani delle piste. Ma non sfondarono perché troppo complessi e costosi da gestire e anche perché la Fia eliminò la sua approvazione in quanto veicoli troppo lontani dall'Immagine di "finesse" della F1.
Il truck Mercedes, dipinto in un in-quietante, quasi malaugurante, mix di nero e argento, mostrava, dietro la cabina, il motore diesel bi- turbo da 11.946 cc, 1.500 CV. Per regolamento, la velocità massima era limitata a 160 km/h.
In un angolo poco evidente, vi era anche la nuova ricostruzione dell'auto da record dei 1936, profi-lata come usava allora. Con il mo-tore speciale VI 2 da 5,7 litri, 580 CV, raggiunse il record di Classe a 372,1 km/h sul km lanciato. La guidava Rudolf Caracciola sull'Auto Frankfurt-Darmstadt, teatro di altri record e tragedie negli anni seguenti.
Lo sfoggio di potenza dello stand Mercedes era completato dai club di modello. Il tutto era illuminato da una quantità accecante di spot, il cui consumo doveva essere pari a quello di una città di medie di-mensioni.
Non che gli altri costruttori tede¬schi fossero tanto da meno di cotanta potenza. Il Gruppo Audi VW occupava, come al solito, la Pialle 7, una superficie ancora maggiore di quella Mercedes. I marchi c’erano tutti, con il focus su quelli più "normali" e sulle auto che tutti hanno guidato o potrebbero guidare. La miss della festa era la Golf, ormai quarantenne e ancora bella. Le Volkswagen erano la presenza maggioritaria: Maggiolino, Sciroc¬co, Passat, Polo, Karmann Ghia, monoposto Formel V. Anche il Bul¬li, come da quelle parti chiamavano il pulmino Volkswagen, veva il suo spazio, giustamente presentato quale veicolo pertutto e per tutti. Sembravano capitate lì per sbaglio le Lamborghini, tra le quali la sempre splendida 350 GTTouring, l'onnipresente supercar Bugatti Veyron di oggi, le Bentley, le Porsche.Tra queste ultime, spiccava la 917/30 nei colori Sunoco di Mark Donhoue nella Can-Am 1973, che dominò in modo così totale da convincere gli organizzatori a ban¬dire le Porsche negli anni seguenti. E fu anche la fine della vera CanAm.
In sintonia con il focus alla motorizzazione di tutti i giorni, erano ben rappresentate le auto Skoda e Seat. Il primo marchio, acquisito e rilanciato da Volkswagen dopo la caduta del Muro, si tingeva della sua antica nobiltà presentando due Laurin & Klement dei primi an¬ni del secolo scorso, ben restaurate. La marca, antesignana della Skoda, era allora all'avanguardia tecnica.
Bmw non è che facesse la figura del parente povero, ma aveva comunque molto meno da esporre. Le sue auto da competizione, se pur tecnicamente pregevoli, non hanno mai fatto pompare adrena-lina o lasciato grandi ricordi. Il pez¬zo di maggior richiamo era, come da parecchi anni, la 328 Coupé Ae¬rodinamico Touring Mille Miglia 1940, ricostruito qualche anno fa e splendente in una irrealistica vernice acrilica specchiante.
Ormai quasi patetica nella sua pic-colezza, la gloriosa Mini Cooper con il numero 37, che vinse il Rall- ye di Montecarlo 1964, guidata da Paddy Flopkirk-Henry Liddon, quando ancora correvano le auto di serie, se pure professionalmente elaborate.
Opel proprio non riesce a sfondare al livello emozionale. Quest'anno, niente veicoli da record a razzo o pseudo-berline elaborate da cor¬sa, ma le grandi e improbabili Ka- pitàn, Diplomat, Admiral, motore V8, anni Sessanta. Fu un tentativo velleitario di riposizionamento nell'alto di gamma per un marchio che non poteva staccarsi dalla per-cezione consolidata di economico e popolare. La produzione venne chiusa dopo circa 150.000 esem-plari di tutte le versioni. Ogni anno, aumenta la presenza italiana, grazie all'Alfa Romeo, che celebrava i 60 anni della Giulietta, scortata da pezzi unici del Museo quali la P2 Grand Prix 1924. Il Grup¬po Fiat, presente indirettamente con i marchi top, dedicava uno spazio ai 100 anni della Maserati e lasciava all'importatore tedesco Eberlein il display di belle Ferrari d'antan. Una pregevole selezione di carrozzerie Zagato abbelliva il palazzetto costruito, come tutti gli anni, dalla Siha al centro della Halle 6...

Auto d'Epoca n 9

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